Un podere in Val d’Orcia

Demolizione e ricostruzione NZEB di un podere storico in zona Unesco

Il linguaggio delle pietre

Quanto può essere complesso demolire e ricostruire un podere storico situato nel bel mezzo della zona Unesco della Val d’Orcia? La risposta è tutta contenuta in questo progetto, che ha affrontato la sfida di operare la demolizione e ricostruzione NZEB di un podere storico in Val d’Orcia composto da vari edifici nei pressi di Radicofani, Siena, affrontando un iter articolato che ha visto la presentazione di un Piano di Miglioramento Agricolo Ambientale, autorizzazioni ai vincoli paesaggistico ed idrogeologico ed un successivo Permesso a Costruire che ha permesso di dare il via alle lavorazioni. La scelta progettuale, basata come molti nostri altri progetti sui principi bioclimatici, ha riletto i volumi storici, rimaneggiati nel corso del tempo da modifiche di ogni genere, al fine di ripulire i prospetti e ritornare alla semplicità classica delle forme architettoniche tipiche di queste zone. Abbiamo salvaguardato i rapporti storici tra i volumi pre-esistenti, inserendo i nuovi volumi dedicati alle necessità agricole in continuità al corpo principale, al fine di riprodurre la lettura del podere nella sua forma storicizzata. Il progetto esecutivo ha poi affrontato la sfida di riutilizzare, su esplicita prescrizione della Soprintendenza di Siena, la pietra naturale con la quale erano costruiti gli edifici storici: la necessità di realizzare un edificio NZEB ci ha quindi spinto a scegliere una soluzione con muratura termica portante (porotherm), che è stata successivamente rivestita con la pietra naturale accuratamente recuperata, ripulita ed i cui giunti sono stati stuccati a calce naturale NHL 3.5. I nuovi solai sono stati progettati in legno, per garantire calore agli ambienti interni, affacciati sulle meravigliose viste del paesaggio circostante. Il progetto ha anche previsto il consolidamento strutturale della collina a monte, che stava lentamente scivolando verso valle, compromettendo la sicurezza strutturale del vecchio complesso di edifici. Il nuovo complesso di edifici, che sorge a poche centinaia di metri dalla Via Francigena dalla quale si accede, ha ridato dignità ad un piccolo brano di paesaggio della Val d’Orcia patrimonio dell’Unesco che l’abbandono stava lentamente sgretolando.

Progetto: Matteo Pierattini, Sara Bartolini
Impresa esecutrice: Officina

Materiali: Porotherm Wienerberger, Volteco, pietra naturale

Photo: Matteo Pierattini

Classe energetica NZEB Near Zero Energy Building

Il linguaggio delle pietre

Un podere in Val d’Orcia
Un podere in Val d’Orcia

Sezione longitudinale esecutiva di progetto

1.Volumi esistenti, nuovi volumi

L’intervento di demo-ricostruzione, benchè fedele, ci ha comunque permesso di operare in prima battuta alla rimozione di qualche superfetazione di scarso valore, ripulire i prospetti principali con un disegno caratterizzato dalla simmetria, spostare sul retro la scala esterna tipica dei fabbricati di queste zone, oltre che aggiungere una serie di volumi nuovi finalizzati all’attività agricola che abbiamo progettato in aderenza al fabbricato principale, ma ad esso gerarchicamente subordinati grazie a minori altezze ed a una diffusa permeabilità con strutture della copertura lignea a vista che rimandano immediatamente alla funzione accessoria.

Tutto il disegno è stato fondato sui principi della progettazione bioclimatica, con gli spazi di vita esposti a sud, e gli spazi accessori esposti a nord, dove abbiamo collocato inoltre anche una nuova aia di lavoro connessa sia agli spazi della casa che a quelli accessori di lavoro. L’aia è delimitata a monte da muri in cemento armato rivestiti in pietra naturale che hanno garantito, assieme ad un intervento di micropali, di consolidare il versante della collina soggetto a frana, principale causa di rovina del complesso originario degli edifici. Lo smottamento della collina verso valle aveva difatto creato danni irreparabili alle strutture del podere originario, che è stato necessario demolire.

 

L’intervento di demo-ricostruzione, benchè fedele, ci ha comunque permesso di operare in prima battuta alla rimozione di qualche superfetazione di scarso valore, ripulire i prospetti principali con un disegno caratterizzato dalla simmetria, spostare sul retro la scala esterna tipica dei fabbricati di queste zone, oltre che aggiungere una serie di volumi nuovi finalizzati all’attività agricola che abbiamo progettato in aderenza al fabbricato principale, ma ad esso gerarchicamente subordinati grazie a minori altezze ed a una diffusa permeabilità con strutture della copertura lignea a vista che rimandano immediatamente alla funzione accessoria.

Tutto il disegno è stato fondato sui principi della progettazione bioclimatica, con gli spazi di vita esposti a sud, e gli spazi accessori esposti a nord, dove abbiamo collocato inoltre anche una nuova aia di lavoro connessa sia agli spazi della casa che a quelli accessori di lavoro. L’aia è delimitata a monte da muri in cemento armato rivestiti in pietra naturale che hanno garantito, assieme ad un intervento di micropali, di consolidare il versante della collina soggetto a frana, principale causa di rovina del complesso originario degli edifici. Lo smottamento della collina verso valle aveva difatto creato danni irreparabili alle strutture del podere originario, che è stato necessario demolire.

 

Un podere in Val d’Orcia
Un podere in Val d’Orcia

Dettagli costruttivi per un edificio NZEB: solo attraverso una progettazione esecutiva dettagliata è possibile ottenere prestazioni energetiche elevate e raggiungere i risultati estetici auspicati

2.Un muratura monostrato rivestita in pietra naturale

Per questo intervento di demolizione e ricostruzione NZEB di un podere storico in Val d’Orcia, abbiamo scelto di utilizzare una muratura portante in laterizio, un porotherm Wienerberger ad elevate prestazioni. Una muratura monostrato quindi, che in 42,0 cm di spessore ci ha permesso di garantire il rispetto delle prestazioni necessarie per termica ed acustica. Ma i vantaggi non sono finiti qua: questo tipo di muratura ci ha permesso anche di installare il rivestimenti in pietra naturale di recupero, così come richiesto dalla Soprintendenza di Siena. In termini termoigrometrici, difatti, l’installazione di un rivestimento in pietra naturale su una muratura perimetrale è un dettaglio tecnico di non semplice risoluzione, anche in termini di comportamento strutturale.

Abbiamo poi scelto di utilizzare la muratura in porotherm con funzione portante per raggiungere la qualifica di NZEB, realizzando poi i solai interpiano e di copertura in legno, uniformandosi alla tradizione costruttiva del luogo. Tutte le parti della costruzione sono stati precedentemente studiate attraverso la produzione di dettagli costruttivi finalizzati allo studio delle soluzioni costruttive, dei particolari estetici, della risoluzione dei ponti termici. Particolare attenzione è stata riservata allo studio dei dettagli delle gronde dei tetti, nelle varie forme e soluzioni proposte, che riprendono le forme storiche presenti nei poderi del paesaggio della Val d’Orcia.

 

 

Per questo intervento di demolizione e ricostruzione NZEB di un podere storico in Val d’Orcia, abbiamo scelto di utilizzare una muratura portante in laterizio, un porotherm Wienerberger ad elevate prestazioni. Una muratura monostrato quindi, che in 42,0 cm di spessore ci ha permesso di garantire il rispetto delle prestazioni necessarie per termica ed acustica. Ma i vantaggi non sono finiti qua: questo tipo di muratura ci ha permesso anche di installare il rivestimenti in pietra naturale di recupero, così come richiesto dalla Soprintendenza di Siena. In termini termoigrometrici, difatti, l’installazione di un rivestimento in pietra naturale su una muratura perimetrale è un dettaglio tecnico di non semplice risoluzione, anche in termini di comportamento strutturale.

Abbiamo poi scelto di utilizzare la muratura in porotherm con funzione portante per raggiungere la qualifica di NZEB, realizzando poi i solai interpiano e di copertura in legno, uniformandosi alla tradizione costruttiva del luogo. Tutte le parti della costruzione sono stati precedentemente studiate attraverso la produzione di dettagli costruttivi finalizzati allo studio delle soluzioni costruttive, dei particolari estetici, della risoluzione dei ponti termici. Particolare attenzione è stata riservata allo studio dei dettagli delle gronde dei tetti, nelle varie forme e soluzioni proposte, che riprendono le forme storiche presenti nei poderi del paesaggio della Val d’Orcia.

 

 

Un podere in Val d’Orcia
Un podere in Val d’Orcia

Dettagli costruttivi dell’attacco a terra e del nodo dell’infisso: solo attraverso lo studio dei dettagli costruttivi in fase di progettazione è possibile computare la totalità delle opere da realizzare e trovare soluzioni adeguate per il rispetto delle normative di settore quali l’acustica e la normativa sul contenimento dei consumi energetici degli edifici

3.Spazi di luce e doppio volume

L’edificio principale è stato progettato sulla base dei principi della progettazione bioclimatica per ospitare la casa dell’agricoltore, con gli spazi della zona giorno e del lavoro localizzati al piano terra, e gli spazi della zona notte ed un piccolo ufficio al piano primo. La zona giorno, completamente affacciata verso sud, si presenta come uno spazio fluido ed ininterrotto da partizioni murarie con porte che include un soggiorno, una cucina ed uno spazio pranzo affacciato su un doppio volume che lo connette con il piano primo, con vista sulla struttura lignea della copertura. Una scala a vista collega i due piani; solai di legno a vista caratterizzano tutti gli spazi di piano terra, e contribuiscono ad inondare gli ambienti di luce naturale calda.

La scala interpiano immette nello spazio del doppio volume: un piccolo ufficio si affaccia sullo spazio sottostante della zona pranzo, permettendo di godere della vista della struttura lignea del tetto, delle viste sul paesaggio circostante e della luce naturale che inonda gli ambienti. Le stanze da letto, affacciate sul lato sud, sono ambienti caldi ed accoglienti, con la struttura del solaio di copertura in legno a vista. Tutti gli ambienti di servizio sono stati localizzati sul lato nord, più freddo ed affacciato sulla retrostante aia di lavoro. Dalle camere del piano primo, l’occhio abbraccia gli spazi lunari e metafisici del paesaggio lunare della Val d’Orcia.

L’edificio principale è stato progettato sulla base dei principi della progettazione bioclimatica per ospitare la casa dell’agricoltore, con gli spazi della zona giorno e del lavoro localizzati al piano terra, e gli spazi della zona notte ed un piccolo ufficio al piano primo. La zona giorno, completamente affacciata verso sud, si presenta come uno spazio fluido ed ininterrotto da partizioni murarie con porte che include un soggiorno, una cucina ed uno spazio pranzo affacciato su un doppio volume che lo connette con il piano primo, con vista sulla struttura lignea della copertura. Una scala a vista collega i due piani; solai di legno a vista caratterizzano tutti gli spazi di piano terra, e contribuiscono ad inondare gli ambienti di luce naturale calda.

La scala interpiano immette nello spazio del doppio volume: un piccolo ufficio si affaccia sullo spazio sottostante della zona pranzo, permettendo di godere della vista della struttura lignea del tetto, delle viste sul paesaggio circostante e della luce naturale che inonda gli ambienti. Le stanze da letto, affacciate sul lato sud, sono ambienti caldi ed accoglienti, con la struttura del solaio di copertura in legno a vista. Tutti gli ambienti di servizio sono stati localizzati sul lato nord, più freddo ed affacciato sulla retrostante aia di lavoro. Dalle camere del piano primo, l’occhio abbraccia gli spazi lunari e metafisici del paesaggio lunare della Val d’Orcia.

Un podere in Val d’Orcia

La vista del doppio volume dallo spazio dell’ufficio a piano primo: uno spazio luminoso, affacciato sullo spazio pranzo, dal quale si può godere della vista della struttura lignea del solaio di copertura oltre che delle viste sul paesaggio metafisico della Val d’Orcia

Un podere in Val d’Orcia

Sezione trasversale di progetto: il rapporto tra il fabbricato principale, la nuova aia esterna a nord, ed il fabbricato secondario

4.Lo stato di fatto

Allo stato di fatto, il complesso di edifici versava in condizioni di abbandono completo: la mancata manutenzione aveva determinato infiltrazioni dalle coperture, che  con il passare del tempo avevano aperto veri e propri varchi nelle stesse, portando poi a crolli di porzioni di tetto. Con l’ingresso dell’acqua piovana, i solai interpiani di erano venuti pian piano deteriorando, con evidenti problematiche strutturali di buona parte dell’impalcato in legno composto da travi e travetti in castagno. Alcune porzioni delle superfetazioni esterne erano crollate, e la scarsa qualità delle aggiunte volumetriche più recenti, tra le quali un piccolo vano realizzato con mattoni di tufo, stava contribuendo ad un generale stato di degrado strutturale ed architettonico che rendeva concreta l’ipotesi che una demolizione e ricostruzione fedele fosse più sostenibile del recupero dei fabbricati.  Il complesso si presentava inoltre privo di qualsiasi allaccio a servizi essenziali quali acqua potabile, corrente elettrica, scarico fognario, gas metano, che sono stati tutti gestiti in fase progettuale.

 

Tale ipotesi è stata poi confermata una volta effettuati i sopralluoghi con gli strutturisti, che hanno confermato come la demo-ricostruzione del complesso fosse obbligatoria. Al momento dei primi sopralluoghi era difatti in atto un movimento franoso della collina a monte del complesso verso gli edifici stessi. Tale movimento aveva determinato danni strutturali enormi alle murature portanti degli edifici, sulle quali sarebbero stati necessari interventi importanti in caso di recupero, con scarsi risultati estetici. Una condizione che pertanto ha obbligato alla soluzione della demolizione e ricostruzione, con la possibilità di recupero delle sole pietre delle murature portanti, poiché il resto del materiale era troppo degradato per pensare ad un restauro e riutilizzo.

Allo stato di fatto, il complesso di edifici versava in condizioni di abbandono completo: la mancata manutenzione aveva determinato infiltrazioni dalle coperture, che  con il passare del tempo avevano aperto veri e propri varchi nelle stesse, portando poi a crolli di porzioni di tetto. Con l’ingresso dell’acqua piovana, i solai interpiani di erano venuti pian piano deteriorando, con evidenti problematiche strutturali di buona parte dell’impalcato in legno composto da travi e travetti in castagno. Alcune porzioni delle superfetazioni esterne erano crollate, e la scarsa qualità delle aggiunte volumetriche più recenti, tra le quali un piccolo vano realizzato con mattoni di tufo, stava contribuendo ad un generale stato di degrado strutturale ed architettonico che rendeva concreta l’ipotesi che una demolizione e ricostruzione fedele fosse più sostenibile del recupero dei fabbricati.  Il complesso si presentava inoltre privo di qualsiasi allaccio a servizi essenziali quali acqua potabile, corrente elettrica, scarico fognario, gas metano, che sono stati tutti gestiti in fase progettuale.

 

Tale ipotesi è stata poi confermata una volta effettuati i sopralluoghi con gli strutturisti, che hanno confermato come la demo-ricostruzione del complesso fosse obbligatoria. Al momento dei primi sopralluoghi era difatti in atto un movimento franoso della collina a monte del complesso verso gli edifici stessi. Tale movimento aveva determinato danni strutturali enormi alle murature portanti degli edifici, sulle quali sarebbero stati necessari interventi importanti in caso di recupero, con scarsi risultati estetici. Una condizione che pertanto ha obbligato alla soluzione della demolizione e ricostruzione, con la possibilità di recupero delle sole pietre delle murature portanti, poiché il resto del materiale era troppo degradato per pensare ad un restauro e riutilizzo.